APOLOGIA DI BARBARA D’URSO

Il rotocalco televisivo fonda le sue ragioni d’essere sulla crasi non solo linguistica di information + entertainment: Infotainment, appunto.

Vedi la sempre cara Wikipedia: “L’infotainment ha origine dalla mescolanza di più generi per andare incontro all’instabile livello d’attenzione del pubblico. Si realizza introducendo schemi appartenenti al “genere” spettacolo nei programmi d’informazione”.

Quello che si legge nella denuncia esposta dall’ODG (Ordine dei Giornalisti) nei confronti di Barbara D’Urso (la vicenda è nota, e a chi non fosse nota, d’altronde, non interesserà nemmeno questa banale riflessione), ossia “anche il diritto di cronaca ha dei limiti sanciti dalla legge”, mi crea non poche perplessità.

Potrà anche essere vero che Nostra Signora della Televisione “sporca” l’immagine della professione giornalistica, ma, per dirla con la Lucarelli, “non è che certi signori col tesserino scintillante facciano di meglio”.

Sono forse assenti negli altri contenitori tesserino-muniti il macabro, il trash, la presenza di minori negli argomenti “caldi”, le soubrette a commentare fatti di cronaca (nera, per giunta) e, in genere, quel tanto additato “cattivo gusto” che hic et nunc si rinfaccia alla sola Carmelita?

La spettacolarizzazione della cronaca (la sua pubblicità, si potrebbe dire…) ha ormai prodotto una necessità fisiologica di Infotainment: non è infatti più possibile arrivare all’informazione senza la mediazione dell’entertainment. E in quest’ultimo, lo si dica senza tifoseria, Barbarella ha dato prova di essere assai competente e capace.

In una televisione in cui quello che conta è lo share, forse la riflessione andrebbe spostata al dietro le quinte della programmazione stessa, per chiedersi: siamo tutti così convinti che questo sia giusto? Che basti l’indice di share a decretare il successo e quindi la legittimazione di contenuti e contenitori e dei loro one man/woman show? Mi pare questo il vero problema.

Fino a risposta definitiva, vince e si legittima chi ottiene i risultati migliori. Fossero anche i migliori produttori di merda del pianeta, questo è limpido.

Anche perché, cosa non trascurabile, a decretare tale citato e osannato e smerdato successo, siamo sempre e ancora noi, possessori di quella creazione fallo-forme che è il telecomando. Così, gusto per ricordarlo a chi pensa che la tv si accenda da sola e sola ci leghi al divano.

Cito la Lucarelli, ancora, nota peraltro per i suoi diversi scontri con la conduttrice di Canale5, ma la cui onestà intellettuale non ha impedito di ragionare a freddo sulla vicenda:
“Non facciamo che se ‘sta schifezza la cavalca la D’Urso è il male, se la cavalca la signora titolata o il giornalista in giacca e cravatta l’ordine dei giornalisti ci fa una bella figura. Anzi, se proprio la vogliamo dire, il codice deontologico dovrebbero rispettarlo i giornalisti, per la D’Urso l’unico dovere professionale è fare share e gongolarsi su twitter come una bimbominkia. Perché denunciare solo lei e non monitorare anche programmi di signori con tesserino? Per quel che mi riguarda, dalla D’Urso questo mi aspetto, sono i giornalisti che dovrebbero regalarci spettacoli migliori e regalarli al proprio ordine, perché poi il confine tra quelle che il buon Iacopino chiama “soubrette” non titolate e gli avvoltoi titolati diventa piuttosto sottile”.

Parola di non-giornalista.