Ciao Amore Ciao

L’Addio della Scuola Italiana all’Arte
Evidentemente nessuno l’ha imparata, l’Arte, perché nessuno l’ha messa da parte.

Anzi, qualcuno l’ha proprio fatta fuori, l’ha “fired”, come direbbe il magnate (e mecenate) Donald Trump.

La notizia circola in rete e sui social da almeno una settimana, ma nessuna voce “autorevole” sembra volerlo ammettere dichiaratamente. Del resto, il NO al cosiddetto “Metodo Stamina” ed il suo (giustificato) gran eco mediatico hanno avuto lo spazio che meritavano, aggiudicandosi i primi posti tra le file di notizie (più tristi) spartite fra i mezzi di comunicazione più importanti. Spero, quindi, che la reticenza circa questo “No Artistico” sia solo sintomo di un pudore, ma anzi di una vergogna provata e dolorante nel corpo della nostra classe politica.

L’arte insegnata finora nelle scuole si farà Cenerentola e inizierà a rammendare gli stracci lasciati dalle materie sorellastre. Chi sarebbe allora la matrigna? Ma è evidente: nostra madre Politica (ossia Noi, Signori)!

Nei prossimi anni, per la farla facile (come sarà, di fatto), alla domanda – “Cosa colleghi al nome David?” – è più probabile che un ragazzino risponda “Beckham!”, piuttosto che Michelangelo, Donatello o (figuriamoci) Bernini.

Poco importa se una bambina avrà gli incubi pensando che Picasso dipinge mostri dai volti deturpati; non diciamole nulla, ma anzi risolviamo il problema alla radice, come bisogna fare: eliminiamo Picasso!

Vallo a spiegare, ora, che l’Avanguardia non è quella professata dalle varie riviste “vanity”, ma un’esperienza culturale, o che “gli scapigliati” non sono gli antesignani degli “emo”!

Chi glielo dice ora, al mio cuginetto, che Raffaello, Leonardo, Donatello e Michelangelo non sono nomi ispirati alla tartarughe ninja?! Chi glielo dice che “il periodo nero” di Goya non è dovuto a un momento di “down depressivo”?! Chi gli spiega perché Canova ha fatto il suo Napoleone enorme quando in realtà sa (spero!) che era piccinino?!  E, ancora, come spiegargli perché non deve dire “che schifo, guarda che cellulite”, quando guarda le Grazie di Rubens?! E come si spiegheranno adesso la prospettiva di Giotto e la maestria del Brunelleschi?! Come lo spiego io (sempre al mio cuginetto), il vero senso del detto “tutte le strade portano a Roma”, o il perché in Italia esiste un solo centro per città e non cinque come a Londra! Come? Come??!

Arriva così l’appello che vede come primi firmatari Adriano La Regina, Salvatore Settis, Cesare de Seta e Rosi Fontana, rivolto al Ministro Carrozza: l’unico tentativo di salvare la dignità della storia dell’arte nelle scuole pubbliche italiane.

Si legge: “L’adesione di così tante persone, che bisognerebbe ringraziare una ad una a nome di tutti noi docenti e di tutti gli studenti italiani, non fa che confermare l’importanza di tale causa, che ha a che fare con l’Etica ancor più che con l’Estetica!”.

Continua: “Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, continuare ad impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio artistico, significa infatti ostacolare non solo una formazione culturale degna di questo nome, ma anche lo sviluppo di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si apprende la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà  maturare il valore del rispetto per gli spazi comuni?”.

Mentre tutto il resto d’Europa sta andando esattamente nella direzione opposta, ossia verso l’incremento o, almeno, il riconoscimento dell’importanza che investe la sfera artistica nella didattica, noi, noi italiani, facciamo un passo falso, un passo indietro.

La convenzione quadro del Consiglio d’Europa del 2005, poi rivista nel 2011, afferma  che: “La conoscenza e lo studio del Patrimonio storico-artistico rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale e al lavoro, come definito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo”. Si fa sentire anche l’Unesco, che con le sue linee guida stilate per l’educazione artistica e inserite nella Convenzione di Lisbona del 2006 dichiara: “L’educazione all’arte e alla tutela dei beni artistici delle nazioni si realizza obbligatoriamente nelle scuole pubbliche con la partecipazione di insegnanti preparati e aggiornati”.

Non so perché (si fa per dire), ma sento puzza di figuraccia (per non usare la più nota perifrasi) davanti al mondo intero: sì, una figuraccia studiata ad arte!