Come sarebbe la pubblicità se dicesse sempre la verità?

Un esperimento divertente: cosa succederebbe se la pubblicità svelasse annunci “veri”, “veritieri”? Può la Pubblicità dire la Verità, tutta la Verità e nient’altro che la Verità? Dica: LO GIURO!”

http://www.linkiesta.it/slogan-pubblicitari-onesti

“Quando si tratta di parlare di pubblicità, a qualcuno potrebbe capitare di storcere un po’ il naso. Innanzitutto perché in pochi in realtà la amano, e dato che ne siamo circondati in ogni momento della nostra giornata abbiamo imparato a conviverci.
Va detto però che ci sono dei casi in cui, per sponsorizzare un marchio o un prodotto, si realizzano delle campagne fatte così bene da rimanere impresse a lungo nella nostra memoria. Quelle che abbiamo trovato in questo sito ad esempio, pur essendo soltanto degli slogan ironici, potrebbero rappresentarne un buon esempio. Giudicate voi.”

Non potrebbe. Non glielo si chieda neanche. Sarebbe come chiedere a un amante di cannabis di andare a vivere ad Amsterdam e tornare non-fumatore, a un alcolista di entrare in un pub irlandese e ordinare acqua frizzante, a un pacifista di appoggiare il governo del Premio Nobel per la pace Barack Obama. No: la Pubblicità non potrebbe dire la Verità nemmeno volendolo.
McDonald’s non potrebbe usare l’espressione “Because you only have 4 $” al posto della sua auto-narcisistica “I’m lovin’ it”.
Activia di Danone non potrebbe mai dire “Helps you poop”. Sarebbe una confessione troppo intima.
Wikipedia non potrà mai dire agli studenti “You’re welcome, college students” e Candy Crush Saga non ammetterebbe mai di essere “The game version of pure cocaine”.
La verità (è il caso di iniziarla così) è che la Pubblicità è già da sempre al di là del Vero e del Falso, esattamente come la Moda lo è del Bello e del Brutto (di nuovo, Simmel si riscopre incredibilmente attuale rispetto al dibattito contemporaneo su questi temi).
Aristotele per primo, poi Cicerone ma anche Quintiliano ed altri numerosi nella storia l’hanno capito: la comunicazione retorica, e la pubblicità è anzitutto questo, un esercizio moderno di tecniche oratorie/retoriche antiche, opera non col vero né col falso, ma col verosimile più radicato.
Dalla struttura linguistica originaria di ogni comunicazione persuasiva, ossia l’entimema (quel particolare sillogismo che parte da premesse non vere ma verosimili per arrivare a risultati non veri ma probabili), all’uso dei topoi (i luoghi comuni più comuni fra i luoghi comuni), fino alla felicità/bellezza/meraviglia/infinito/fede nel futuro promessi dagli annunci che ci bombardano quotidianamente, tutto ci parla di un territorio di mezzo in cui ogni veridicità è bandita in luogo della simulazione del tutto, di ogni riproduzione e di ogni qualsiasi tipo di drammatizzazione ossia spettacolarizzazione. La Verità è morta con la Pubblicità: ci aspetta un futuro né vero né falso, ma assolutamente verosimile.

Provox
Marco Maggio