DOPO LA FEBBRE, IL SABATO SERA NEEDS #INFERMERIA!

Intervista ai DJ Greta La Medica e Andrea Ratti.

L’intento era di fare un’intervista doppia, in puro stile “Le Iene”, a due noti e apprezzati DJ della notte meneghina.
Perciò mi do appuntamento con loro, all’anagrafe (più o meno) Andrea Ratti e Greta La Medica, intorno alle 22.00 di un mercoledì sera. Lui, giovane baronetto rampante alla corte del Plastic di Milano, capitanato da un guru indiscusso come Mr. Nicola Guiducci, e lei, regina anarchico-chic delle soirée glitterate di Roberto Cavalli, una laurea alla Cattolica in tasca e un’agenda che a me non si riempirebbe così nemmeno usassi la stessa per due anni di fila.

Ho scritto “l’intento era quello” perché, alla fine, chiamala casualità o se preferisci destino, s’è finiti altrove a parlare di nuove frontiere nella e della notte milanese, ma sempre con i miei protagonisti! Insomma stessi personaggi, ma con una trama e un finale diversi…

Arrivo di tutta calma, perché penso che, tanto, Regina e Principe della notte sarebbero arrivati con calma, in sicuro ritardo. Invece alle 22 e 05 minuti squilla il telefono: “Ti stiamo aspettando…”. E allora capisco che, oltre ad aver avuto un pregiudizio (per quanto ingenuo), mi hanno steso al tappeto prima ancora di cominciare l’intervista vera e propria. Non c’è tempo da perdere e a me non rimane che sedermi, ordinare da bere al volo e aprire il quadernino degli appunti, far loro firmare le liberatorie che m’impongo di sottoporre a chi ho davanti (sono convinto che sia una forma di galateo del giornalista o aspirante tale) e accendere infine il registratore per non rischiare di perdermi nemmeno un aneddoto dei loro.

Abituati per professione a suonare per cocktail party esclusivi, fra serate “super-top” ed elitarismi da jet set vari, mi ha colpito e quasi turbato (positivamente, ça sans dire) vederli comunque minimamente imbarazzati, davanti a un nessuno, come me: credo che, seppur ancora nel silenzio, mi abbiamo comunicato moltissimo solo con questo loro mostrarsi autentici. E quell’imbarazzo un po’ timido quanto scontato è sempre e solo il segnale che ti fa capire quanto una persona tenga a farsi comprendere al meglio. Quindi, accomodo le orecchie sul cervello e non solo sulla testa, accompagnandomi al ritmo di domanda-risposta.

Provox, DJ, via!

Alcuni dicono che il miglior modo di conoscere un artista sia domandargli quali sono state le sue icone. Proviamoci con voi: le vostre, fra miti e/o muse, quali sono?

Andrea: Sicuramente David Bowie, insieme a Klaus Nomi e Mick Jagger.

Greta: Diamanda Galás sopra chiunque, sono una fan di prima fila. Non posso non dire anche Nina Simone, però.

Se vi chiedessi di descrivere l’attuale stato delle notti milanesi, della musica che offrono, come reagireste?

Andrea: Milano è come fossilizzata. Di musica ce n’è per tutti, di tutti i gusti volendo, ma è come se mancassero “le esperienze” che si legano a ciascun evento. C’è un infiacchimento di proposta che non riguarda solo i generi musicali, ormai quasi tutti tendenti al commerciale, ma anche “i concetti” relativi cui i generi e i gusti si legano (in teoria).

Greta: A Milano la musica fa… schifo! Le eccezioni, tuttavia, ci sono ma sono rari esempi di eccezionalità. Tanta, troppo musica è ormai più ghettizzante che educatrice: ti segna in base al ruolo che occupi all’interno di una tribù anziché educarti all’apertura verso tutte le declinazioni della sua cultura. Manca una politica della musica: serve un Demiurgo!

Mi state dicendo che anche nel vostro mestiere combattete il nemico comune dell’omologazione? Ma è davvero un pericolo corrente o un finto mito creato dagli antagonisti della moda musicale?!

Andrea: Io, che sono fortunato e ho sempre incontrato mentori e guide che mi hanno lasciato molta libertà, rinnego i compromessi. Suono quello che mi piace pensando esclusivamente a quello che può piacere alla gente, all’atmosfera che mi circonda e al mood della serata. Per coerenza, non per limitazione. Sono, per esempio, favorevole alla selezione che fanno in certi locali, come il Plastic, dove ho l’onore di suonare insieme ad un maestro, Nicola Guiducci. Credo sia infatti una mossa strategica per mantenere un certo standard e combattere la banalità che si accompagna alle mode che imperano, condannando chi troppo le segue ad una forzata omologazione. Sì libertà, no omologazione. Ma la libertà la conquisti solo quando sai scegliere, e per scegliere, fra gusti e stili, devi prima conoscerli. [Scappa l’applauso!].

Greta: Io non conosco compromessi. Chi mi vuole mi accetta così, per come sono e per come suono. Conosco Nicola [Guiducci] e lo considero un archeologo della musica: pur ascoltandolo da anni, non l’ho mai sentito ripetersi. È un grande e tale è il mio riconoscimento per lui. Io ho vissuto gli anni migliori della vera Milano by night: io so cosa sono le notti degli anni ’90 a Milano, quando ancora la gente s’incontrava per socializzare e non era schiava dei social network, che sono un ripiego alla vera socializzazione che proprio la musica dovrebbe favorire. Io ho vissuto l’house music di fine anni ’80 e inizi ’90 e godo solo ad averne reminescenza. La musica era come una catarsi interiore, una via di espiazione e condanna insieme che tentavano l’animo umano. Io miro a quella memoria aulica. Oggi il mondo segue Lady Gaga…

Dai, facciamola la domanda allora: giù dalla torre chi ci va, Lady Gaga o Madonna?!

Andrea: Gaga è un prodotto straordinario, “top” in tutti i sensi, ma solo commercialmente parlando. È un prodotto da industria, non arte.

Greta: Madonna tutta la vita, Gaga è la strumentalizzazione di se stessa. Ma poi, chi è Lady Gaga?!

Ce ne stavamo beati a parlare, presi da noi e dagli aneddoti, persi tra un drink e l’altro, ed io ero appena a metà lista delle domande, quando entrambi si fermano per salutare degli amici che mi vengono subito introdotti. Chiamatela “fortuna dell’intervistatore” o “botta di…”, mi si offre uno scoop senza che io chieda nulla: Greta e Andrea mi spiegano che i nuovi arrivati, Francesco [Zecchini] e Matteo [Di Bennardo], sono gli organizzatori di una serata che vede proprio i miei intervistati protagonisti!

Non perdo tempo e aguzzo l’ingegno: “La solita solfa?” – provoco io chiedendolo a voce alta. Tutt’altro che solita (la solfa), Andrea e Greta mi spiegano bene perché hanno accettato di dividere un dj set senza diventare duellanti, ma anzi partecipandovi sportivamente entrambi.

Il progetto si chiama “Infermeria_Club” e, dal 5 ottobre p.v., as a monthly event, punta a sfidare i sabato sera milanesi a suon di musica.
“Infermeria? Ho sentito bene?”- chiedo perplesso. “Sì, hai capito bene. «Infermeria» allude alla cura, al prendersi cura: la musica dovrebbe portare proprio questo beneficio, quello di curare, attraverso l’esercizio della sua arte, lo spirito di una persona. E se proposta all’interno di un gruppo di persone, in un locale/discoteca, punta all’esaltazione della socialità tra gli stessi. La musica è un fenomeno da condividere tra animali sociali, quali siamo. Per questo la serata di apertura di Infermeria, che parte il 5 ottobre dall’Accademy Club di via mecenate 76, storico locale dal cui palco sono passati quasi tutti i personaggi televisivi di Colorado Café e Zelig, proporrà un intrattenimento decisamente originale per trattarsi di una serata in discoteca, spaziando infatti tra l’esibizione di danza classica “rivisitata” e professionisti dal fare circense”.
Praticamente mancano solo gli effetti speciali di 007 e una cinepresa!

Non potrei non provocare nuovamente gli organizzatori della serata che proprio ora mi stanno davanti, per cui chiedo:
“Cosa pensate di portare di nuovo all’offerta notturna di Milano? Con quale progetto artistico e con quali presupposti differenti rispetto ai concorrenti del sabato sera?!”.
In parte mi avevano già risposto, e lo sapevo. Ma volevo sentirmi dire qualcosa di diverso, qualcosa che non fosse la solita mossa da PR per cui “se vieni alla mia serata paghi meno e bevi di più”; anzi, io sarei anche contento di pagarti un pochino di più, se il risultato che mi propone la tua serata fosse migliore degli altri!
Mi rispondono:
“Nel panorama delle notti buie milanesi manca davvero un po’ di luce. Qualcosa che sia realmente diverso dagli altri! Non abbiamo la presunzione di offrire il meglio, ma la certezza di offrire qualcosa di effettivamente diverso, mettendo a disposizione dei nostri ospiti qualcosa “di più”: un’esibizione, tra le altre, di life painting, una convenzione coi taxi attraverso il servizio Uber, ad esempio, o scegliendo una location dal sapore forte e non anonimo come l’Accademy di via Mecenate, un contesto contemporaneo sorto tra vecchi capannoni dell’aeronautica e trasformati in loft, la scelta di due dj d’eccezione come Andrea Ratti e Greta La Medica, insieme per l’occasione per la prima volta ecc… Abbiamo cercato di colmare quel gap lasciato dall’impersonalità dei soliti eventi!”.
Onestamente, non ho più potuto obiettare nulla, mi avevano già preceduto su eventuali altre domande e soprattutto critiche. Pare abbiamo pensato davvero a tutto, insomma.
Cos’ho fatto? Ma mi sono fatto invitare, ovviamente!
Non ho quindi motivo per non fare altrettanto con voi lettori, invitandovi a mettere alla prova quest’organizzazione che suona essere promettente, ma soprattutto invitandovi a mettere voi stessi alla prova: quanto annoiati siamo dalla mediocrità dell’offerta che ci si presenta la notte, quando sale la voglia di divertirsi davvero?
Un invito, il mio, a sfidare luoghi e convenzioni della notte milanese prendendo parte alla provocazione lanciata da #Infermeria_Club: la cura per riaccendere quella febbre del sabato sera che, da tempo, non scotta più…
Un grazie particolare, oltre che alle intervistate star Greta La Medica e Andrea Ratti, che ringrazio per la carineria e la tenerezza che hanno avuto nell’aprirsi a questo colloquio, va agli organizzatori di questa serata di cui vi ho voluto parlare, Francesco e Matteo, per avermi invitato a ricredermi sui luoghi comuni che circolano intorno a locali e “notti folli” della Milano by night, convincendomi a partecipare io stesso in prima persona per essere testimone di un evento nuovo e iconoclasta.
Al 5 ottobre, quindi, con #Infermeria_Club (e la sua promessa di detox musicale!).