Ibiza e la Pecorella

La notizia che ho deciso di sottoporre all’attenzione di voi lettori mi ha offerto lo spunto per una riflessione personalissima che non vi negherò e che, anzi, spero possa provocarvi nel meandro più profondo.

Ho trascorso le mie vacanze estive ad Ibiza. Qual è la provocazione? Be’, la provocazione è (o dovrebbe essere) la parola Ibiza, anche da sola su un foglio bianco, in sé per sé. Insomma, è la prima reazione che ha avuto chiunque al solo sentir pronunciato il nome dell’isola: “Ahh…vacanza trasgressivaehh!”. Ed io, fra il beffardo e il disilluso, dicevo a me stesso: “Bah, mettiamoci alla prova, leviamoci un po’ di scetticismo dalle spalle e carichiamoci di entusiasmo, chissà cosa ci sarà da vivere e vedere!”.

Captatio benevolentiae: tutt’altro che un dettaglio personale o di carattere confidenziale, devo assolutamente spiegare il motivo per cui, a garanzia della mia vacanza, ho intrapreso quest’avventura con quella che per me è come una seconda sorella, Virginia. Ho infatti maturato una piccola ma utile certezza che mi appresto a sbandierare come consiglio: mai partire per una vacanza senza “un’assicurazione di compagnia” nel gruppo! Partite con chiunque, viaggiate ovunque, accompagnatevi a chicchessia, ma abbiate per voi la garanzia istituzionale di un compagno/a di viaggio che sia etichettabile come “vostro simile”!

Approdati “nell’isola della perdizione”, per antonomasia, gli occhi si fanno macchina fotografica con tanto di flash annesso e il cervello camera oscura. Dal rullino della meditazione escono, però, scatti seriali, in sequenza: tutti hippie, tutti free-minded, tutti joint-friendly, tutti alcool-friendly (altro che friendly, con l’alcool c’erano rapporti di parentela autentici!), tutti promiscuo no problem oriented, tutti spanglish(crasi non solo linguistica di spanish ed english), tutti “io ballo da sola” generation. Tutti ignudi,pearcingati in zone anatomiche pensabilissime perché le più assurde,  tatuati come maori forse per coprire le bruttezze del fisico non greco, tutti un po’ zozzi, lasciatemelo dire, perché tra schiuma party veri ed arrangiati misti a sangria casereccia conservata nella borraccia radical chic non s’è capito quando cavolo si lavano, extensions femminili svolazzanti tipo chiffon all’aria come nemmeno nel più decadente dei ritratti di LaChappelle… e chi più ne ha più ne metta, tanto, quando il tanto si fa troppo, non serve poi tanto affinché il troppo e il tanto si confondano … chiaro, no?

Intendo dire: si riesce davvero a trasgredire rispetto a qualcosa, quando quel qualcosa è già diventato tutto il resto? La pecora nera, nella sua iconografia folkloristica, trasgredisce perché circondata di pecorelle bianche, è palese. Ma quando in un gregge si fanno tutte nere, platino, rasate o ossigenate, rispetto a chi e cosa trasgrediscono?! “Trans”, che compone l’etimo di “trasgredire”, vuol dire proprio “al di là”, “oltre”. Teniamo buona la metafora del gregge: se, inizialmente, la pecora neraera colei che trasgrediva le compagne perché desiderosa di andare al di là della staccionata segnata dal pastore, ora sembra che proprio i confini della staccionata si siano semplicemente spostati e che, dentro di essa, si trovino ormai solo pecore nere, identiche, per forza banali e certamente ignare, povere, di essere nuovamente dentro ad un recinto; mentre fuori, stavolta, vagano (forse più sole) le pecorelle bianche, consapevoli o meno della loro libertà forse, ma certamente, ora, per una legge di logica consequenziale severissima, le uniche davvero trasgressive!

Se il singolo segue la massa è un c******e.

Se la massa segue il singolo è schiavizzazione della prima e dittatura del secondo.

Se la massa segue la massa è Ibiza. 

Ci preoccupiamo tanto della figura del buon o cattivo pastore da seguire.

Un esempio lampante viene dalla Chiesa, non solo Cattolica, che propone il suo Pastore da secoli e secoli, venerabile dal gregge grazie all’ausilio dell’ancella Fede.

Anche la Filosofia propone una verità, ossia La Verità, non per mezzo di Fede stavolta, ma attraverso ilLogos, “la ragione/intelletto” (permettetemi di semplificare), che è strumento proprio del filosofare.

L’Arte punta sulla ed alla Bellezza, quella Grande davvero, mirando e forse tentando le sensibilità estetiche dell’uomo.

La Moda candida se stessa e come Vice sceglie l’amico/nemico Stile: comandano i gusti, ma ancor più la Vanità, che si traduce in Apparire, ossia Non Essere. Comanda il Nulla, insomma.

Ma ci chiediamo mai quanto pecore siamo a prescindere dal candidato pastore di turno? 

Seppur nel nostro voler essere sovversivi, controcorrente o autentici rivoluzionari, ci domandiamo mai entro i confini di quale staccionata pretendiamo di farlo?!