IN TERRITORIO VERGINE – ASPETTANDO LA PRIMA VOLTA

“Della tua verginità non so più che farmene”, disse la Pubblicità. “Ma io ho timore di perderla”, rispose il consumatore. “Non temere – disse Lei – Se oltrepasserai il territorio vergine, ti porterò verso deserti sconfinati e abissi senza fine dove potrai godere all’infinito”.
Provox

“Nuovo anno, nuovi show! Tieniti forte, perché a partire dall’11 gennaio 2015 arriverà su MTV la docu-serie Virgin Territory – Aspettando la prima volta”

http://news.mtv.it/tv/virgin-territory-aspettando-la-prima-volta-la-docu-serie-su-mtv-a-partire-dall11-gennaio/

Il godimento a tutti i costi. Godere come imperativo categorico. Un orgasmo consumistico, chiaramente, che mira come quello fisico a un modo di ek-stasis della coscienza, vale a dire al momento migliore per essere più vulnerabili. A cosa? Ma al consumo, chiaramente!

“Lo show racconta le ansie e le emozioni legate alla perdita della verginità dal punto di vista dei tre protagonisti, i tre ragazzi americani Dominique, Luke e Mikaela. Con loro vivremo l’attesa della fatidica prima volta e gli stati d’animo che accompagnano questo importante passo. I tre ragazzi sono diversi fra di loro, così come le loro storie. Ma tutti e tre vogliono che la loro prima esperienza avvenga con la persona giusta e nel modo giusto”.

Sicuramente, all’interno della concezione de “nel modo giusto” sta, forse sottintesa forse esplicita, la spettacolarizzazione della prima volta stessa.
Caratteristica fondante di questo fenomeno è la riproducibilità (un chiaro segno della tendenza all’Infinito dello Spettacolo): rivedere e anzi rivedersi, ripercorrendo il sentiero che ha portato dal territorio vergine a quello non-più-vergine, deve essere una garanzia del godimento che si sta regalando agli altri, agli spettatori, per assicurarsi un narcisistico ritorno d’immagine. Quale altro senso potrebbe avere altrimenti?

“Una scelta intima e personale che, com’è facile immaginare, sarà influenzata anche dalle opinioni di amici e parenti, oltre che da valori e tabù”.

Bisogno sporcarsi, corrompersi anzitutto nel corpo, per meglio decodificare e quindi sublimemente condividere le forme e i costumi che Monsieur Le Capitale (“Monsieur Le Capital non smette di celebrare le sue orge”, Diego Fusaro) ha pensato per le nostre attitudini, per avvicinarci a quell’Osceno spettacolarizzato (per dirla con Carmine Castoro) che ora, una volta condiviso inconsapevolmente, non può più far paura.

Così, la prima volta è consumata. Mai termine fu più azzeccato. Ma non solo: consumata, mostrata (showed), spettacolarizzata (se si vuole, ridicolizzata) e infine riprodotta a uso e consumo dei non-più-vergini-telespettatori. Una prima volta regalata al godimento perenne promesso da quello show che garantiva piacere e soddisfazione, emozione e sapere.

Non c’è più spazio per il biancore della verginità; il bianco sta a questa corruzione come la non scelta sta al ricatto. Infatti, quest’ultimo impone una scelta obbligatoria (tra bianco e nero, tra vergine e non più vergine), mentre la vera libertà comporta la possibilità di sottrarsi a questo vile bivio (né bianco, né nero): Adorno docet (“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”)!

Il tutto esaltato, riprodotto, finto, seguito, ripreso, prodotto… in una parola spettacolarizzato (in senso debordiano, come sempre), “oscenizzato” (di nuovo, Castoro) dalla ripresa della telecamera e dalla condivisione tribale con lo spettatore. Un rito vero che, come quelli antichi, non può più limitarsi all’estensione verso i membri della sua collettività, ma che ha bisogno di estendersi verso terre nuove, sconosciute o conosciutissime che siano, verso territori nuovi… ma non vergini, come suggerisce il nome stesso pensato per questo show.

Uno show che promette di seguire passo per passo l’allontanamento dalla verginità carnale dei suoi protagonisti non può che mirare all’allontanamento civile, quindi politico e quindi etico e morale degli stessi. Con buona pace della libertà di espressione, di opinione e delle sorelle limitrofe, questo territorio non è altro che il palcoscenico di uno Spettacolo trito e ritrito che passa dall’ossessione del corteggiamento (Uomini&Donne targato De Filippi) al passo successivo…

Un vergine fa meno profitto, produce meno e quindi consuma meno. Un vergine, oggi, non conviene.
Insomma, sia detto senza reticenze e formalismi pseudo borghesi: a cosa serve un vergine in un Mercato dove le borse che resistono sono quelle delle puttane che le riempiono dei loro orgasmi commerciali?

Provox
Marco Maggio