Live (forever) Young

Ascolto “Forever Young” (the orginal one, of course) e penso: “Qualora potessi, vorrei davvero essere per sempre giovane, come Dorian ad esempio?

Vorrei realmente vivere per sempre?”. Molti risponderebbero senza pensarci molto sopra con un sonoro “SI”, eppure sono convinto che anche questo apparentemente scontato desiderio nasconda qualcosa …

Oggi, in modo particolarmente inquietante rispetto al passato, l’uomo guarda con orrore e con un senso quasi di stupefazione il passaggio dalla vita alla morte, che viviamo solo come un’ingiustizia in sé, come uno sgarbo che una Natura ingiusta ci impone.

Dagli anni ’80 in maniera esponenziale, l’elisir di lunga vita si presenta sotto diverse spoglie, dalla chirurgia estetica che permette di mantenere il corpo in uno stato di sospensione temporale, alle costose cure a base di integratori, antiossidanti, vitamine e via dicendo, capaci di promettere fantasmagorici viraggi in direzione dell’universo giovanile. La cultura del fitness, le medicine naturali, la meditazione, il pensiero positivo, diete, palestra, il sincretismo del marketing del benessere e pure il polisensualismo del Societing (l’ultima grande frontiera raggiunta da un profetico Giampaolo Fabris), tutto questo ed altro ancora contribuisce a mantenersi “giovani e belli, per sempre”. Insomma, sempre meno ostacoli sembrano prospettarsi nell’orizzonte dell’eterna giovinezza.

Il paradigma mi sembra quello di un film cult degli anni ’90, Death Becomes Her, da noi La Morte ti fa bella, la commedia nera interpretata dai due premi Oscar Meryl Streep e Goldie Hawn, insieme a Bruce Willis ed Isabella Rossellini.
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Ma l’idea di una sopravvivenza, di un “anemos” greco (da cui infatti la parola “anima” deriva) alla brutalità della morte del corpo fisico è sempre stata considerata una possibilità fin dalla consapevolezza di dover porre termine, prima o poi, alla propria esistenza. Nell’ottica dell’immortalità vanno infatti considerati i miti, le leggende e poi le credenze religiose relative al sopravvivere di un “quid” alla fine fisica. I miti egizi e greci, con le loro potenti e simboliche istanze di rinascita ce lo fanno ricordare benissimo, come anche la maggioranza delle religioni che prospettano una vita dopo l’esistenza fisica, forse con l’unica, ma importante, eccezione del buddismo.

E allora mi chiedo, a proposito di “Fede”: forse l’uomo occidentale ha iniziato a sperare e a sognare l’immortalità terrena, seppur disincarnata o ibridata tecnologicamente, solo perché ha perso la fiducia nell’aldilà e la speranza nella vita eterna che una volta erano promesse dal Credo (qualunque esso fosse, ora non fa differenza)? Non abbiamo forse sostituito semplicemente un’idea di aldilà (quella “cristiana” o comunque quella della tradizione) per promuoverne una nuova, che vede il paradiso già in Terra?! Ma attenzione: “paradiso”, dal greco paradeisos – ossia “giardino” – corrisponde all’iranico “pairi-daeza”, dove “pairi” sta per “intorno” e “daeza” per “muro”… in sostanza, “paradiso” corrisponde a “luogo recintato”!

Forse la crisi vera sta non nell’età, nel pelo bianco trovato mentre siamo alla toelettatura o nella rughetta nuova al mattino, bensì nella mancanza di Credo, di “Fede” in senso lato e anche laico, la stessa che, proprio l’età, dovrebbe portare?

In ogni caso, chiamiamolo pre-venire, il mio dopobarba riporta la didascalia “Anti-Age system”: Provare per “Credere”…

live forever young