MINA = SELFIE FANTASMA

Ci sono cose, in Italia come nel mondo, di cui sarebbe meglio non parlare. Così dicono, perlomeno. Fatti di mafia, per esempio. Cronache rosse come il sangue che le ha investite o nere come i lutti che hanno causato. Poi ci sono le persone di cui sarebbe meglio non parlare. Boss latitanti e altri a piè libero, per restare in tema. E, quindi, gli altri intoccabili. I “miti”.
O, ancora, tutte le altre alte personalità care al volgo per cultura indotta o per sincera, seppur ingenua, ammirazione spontanea e naturale. Il Presidente della Repubblica, Luciano Pavarotti, Roberto Benigni. Recentemente, da bravi esterofili, possiamo inserire nella top list degli intoccabili anche Sorrentino e la sua (non personale ed estetica) Grande Bellezza.
E poi c’è Mina. La Grande Mina. La Tigre di Cremona (epiteto formulare coniato per lei dalla superba Natalia Aspesi) auto-rinchiusasi nello zoo di Lugano e naturalizzata svizzera.
Mina Anna Maria Mazzini, classe ’40, dal proverbiale magistero vocale, non ha bisogno certo di presentazioni o sunti sulla sua figura artistica, professionale e neppure personale.
Mina è “La Voce”, per il mondo intero oserei dire, senza per questo sfidare le iperboli retoriche.
“Annoverata tra le più grandi cantanti di tutti i tempi, è nota per le qualità della sua voce che si possono definire di soprano drammatico d’agilità, pur non avendo l’impostazione accademica del soprano classico”, dice qualcuno (tale Wikipedia), che le perdonerà, come tutti del resto, la non impostazione lirica: Mina è (la più) grande grande grande…

Mina and Raffaella Carrà togheter in Canzonissima '68

Mina and Raffaella Carrà togheter in Canzonissima ’68

Lo scorso 10 giugno è uscito il suo nuovo disco di inediti: tredici pezzi cantati dalla voce che da decenni sottrae ai riflettori il suo corpo e che, però, si presenta al pubblico ogni anno con qualcosa di nuovo. Un’epifania vocale. O, più laicamente, una Mina Regina del Marketing Postmoderno. Della serie: “Non sai cosa regalare per Natale al tuo portinaio tanto simpatico? Passa in centro, sicuramente Mina sarà uscita con un nuovo album…”.

Massimiliano Pani (figlio e tuttofare della Tigre addomesticata) ha raccontato a Sorrisi.com di questa nuova fatica intitolata “Selfie” (come gli autoscatti che si fanno con lo smartphone) e che ha in copertina la foto di una scimmia (il “selfie” di Mina, appunto).
Una citazione, come sottolinea bene la giornalista Mosconi, dal momento che già nel 1971 nella copertina dell’album “Mina” compariva una scimmia. E Pani riflette subito: “Mina allora usciva da una fitta stagione di concerti e televisione e la scimmia significava mettere il “mostro” in copertina: ci voleva ironia per preservare la propria immagine prendendola in giro. Lei è ancora quella scimmia lì, ma tecnologicamente aggiornata con un selfie”.
Riporto ancora un estratto dall’intervista: “Mina è assente dalle scene dalla fine degli anni ’70, eppure presente. Tutti la invocano e la evocano” – commenta la Mosconi – “La sua è un’assenza-presenza, ogni anno propone qualcosa, un album inedito o di cover, scrive su settimanali o quotidiani, in televisione fanno vedere continuamente filmati di repertorio: è un personaggio che è entrato fortemente nell’immaginario, è successo malgrado lei”, argomenta Pani.

Ma ora chiedo a voi tutti, con sincero spirito provocatorio: quid est Mina?
Chi è l’artista? Non è forse, l’artista, la sua stessa carriera chiamata a esibirsi e proporsi al suo pubblico?
Non ha bisogno, un artista, di quello stesso pubblico che tale lo ha consacrato?
Non è forse vero che chi canta non lo fa col solo uso della voce, ma si serve di tutto il corpo suo per comunicare e interpretare al meglio?
Che ne è di un artista che non si fa vedere? Rimane davvero tale?
Dove vanno a finire le anime dei fantasmi?!

“La sua è un’assenza-presenza”: così ne parla il figlio, come se sua madre fosse Lady Macbeth o come se lui stesso fosse, che ne so, Il Profeta di Gibran, immerso in un retroscena mistico-cultural-pop-docu-televisivo che è proprio di quella letteratura tanto cara a trasmissioni tipo “I migliori anni” e a qualche fedelissimo.

Non me ne voglia Platinette, uomo che adoro e stimo più ancora del personaggio, fan numero Uno della Mazzini, ma ho sempre pensato che considerare Mina “la più grande cantante di tutti i tempi” sia un’iperbole melensa quanto ingenua propria di chi, di musica cosiddetta leggera e di cantautorato, non sa cogliere “l’oltre” che sta dietro la voce, che rimane ora e sempre uno degli strumenti del cantare.

Tolto quello, lo strumento voce, già da sempre altissimo purissimo e levassimo nel caso di Mina, ciò che fa di un artista un Vero Artista è il suo rapporto col pubblico: le sue tournèe, i concerti, le prove aperte al pubblico, gli strilli, le imperfezioni, le nuance mancate, quelle “toppate”, i disastri di scena e le continue ricadute… e poi il miracolo del live, l’unica vera cerimonia pagana tuttora presente nella mente e nei cuori di chi ne professa il credo.

Ho come l’impressione che Mina sprechi il suo talento. Una voce meravigliosa, con la quale avrebbe potuto fare davvero ciò che voleva, e poi… lavori con Fiorello (altro intoccabile), Andrea Mingardi (ben due collaborazioni, Mina: deve proprio piacerti!), Aldo Giovanni e Giacomo. Mina, forse è tutta invidia: canta con me! Quasi quasi mi batti Pitbull…

Mina, ascoltami, mi sento presuntuoso abbastanza per darti un consiglio: ora che sei matura, mettiti comoda e ri-canta la storia. Sforna qualche album in meno, se tuo figlio e i tuoi collaboratori te lo permettono, ma fa sì che rimanga qualcos’altro di tuo nella storia!
Altrimenti, non me ne volere, dovrai capire che una decisione così radicale come la tua non può esser altrettanto parziale: “non puoi fare l’ectoplasma”, come direbbe una tua collega.

Se c’è qualcosa che, oltre alla voce, mi piace di te? Ma certo: t’invidio la furbizia! Come quella volta che, nel 2011, hai fatto uscire il brano Questa canzone, che anticipava il tuo album di inediti Piccolino. Secondo un comunicato di allora il brano si sarebbe basato su un demo inviatoti in forma anonima. Cosa fare in casi come questo? Bisogna imparare da te, ancora una volta: affidare il pezzo al web cosicché l’autore potesse riconoscerlo e farsi vivo è stata una mossa commerciale riuscitissima per pubblicizzare il disco e la tua pagina facebook. Per la cronaca, bastò aspettare pochi giorni per apprendere da Vanity Fair che l’identità degli autori del brano risalirebbe addirittura al 1971: Mario Nobile per la musica e il grande Paolo Limiti per il testo.
Sicuramente lo sapevi, è che forse, nella miriade di canzoni che ti arrivano, tuo figlio o qualche nipote si sarà divertito a giocare coi nomi per farti impazzire un po’. E tu, che sei una volpe più che una tigre, hai subito capito che l’importante è vendere…

E insomma, cara, carissima Mina, ho come l’impressione che il tuo selfie ritragga un fantasma.

Intravedo qualcosa, sprazzi di splendore e note altissime quanto il tuo indiscusso talento. Ma ho come l’impressione che i fantasmi non siano molto fotogenici, ecco. Anzi, per dirla tutta, ho la sensazione che dietro il vuoto del tuo autoscatto ci sia o qualcosa o qualcuno che non ti fa affatto onore.

Vi presento: Mina, lui si chiama Marketing.

Viva il graffio sulle corde vocali mangiate dal fumo, viva le rughe di carta sui volti che in passato hanno ospitato bellezze senza tempo, viva chi non si vergogna di farsi vedere così com’è, col proprio disastro personale portato sempre in scena, le proprie scelte, il proprio raccolto sul palco della vita. Rispetto per chi, nonostante tutto, continua a riempire i teatri di tutt’Italia. Viva chi morirà cantando, insomma. Ma live.

Mina e Ornella

Mina e Ornella