Noi Giovani

Mi chiedono spesso di raccontarmi partendo da un’analisi di come siamo “noi giovani d’oggi”.

Mi si chiede, insomma, di dire chi sono IO, partendo dal raccontare come sono GLI ALTRI. Già, ma GLI ALTRI CHI?! “I giovani d’oggi”, si risponde. Ma “i giovani d’oggi” sono tantissimi: sono gli indipendenti e “palluti” lavoratori e studenti contemporaneamente, sono i “choosy” tanto criticati (e altrettanto difesi), sono i disoccupati, sono quelli della generazione chiamata NEET (Not in education, employment or training), cioè quelli che non studiano, non lavorano e non fanno tirocinio, sono i raccomandati figli di politici o “amici di amici” … e sono anche i privilegiati “figli di papà” che pensano di poter mantenere i loro privilegi vita natural durante, noncuranti del passaggio d’epoca che stiamo TUTTI vivendo. Il sottrarsi a questa comprensione, cioè il non voler accettare il cambiamento, spinge spesso al rifiuto di qualsiasi presa di posizione, candendo così nel nichilismo. Ora, dato che l’unico modo per denunciare un atteggiamento è quello di condividerlo, proverò a dire cosa penso di alcuni giovani … Siamo, noi giovani, incredibilmente sfacciati, aggressivamente presuntuosi, volgarmente saccenti, eticamente cinici e, sopra ogni cosa, beatamente colpevoli. La colpa, il reato e pure il peccato denunciato è uno solo in questo caso: non scegliere, quindi non reagire. Le famiglie si allarmano, la scuola solidifica sempre più quel muro di cemento armato che la separa dagli studenti e il mercato ci ama, ci adula, ci venera e allo stesso tempo ci fa vittime innocenti del delitto che compie quotidianamente, senza pudore, così sfacciatamente da rendercene tanto consapevoli quanto accondiscendenti. La negazione di ogni valore (questo è il nichilismo) è quello che Nietzsche chiamava “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Siamo privi di passato, anzi, “il passato non c’è stato” per molti di noi, e così non abbiamo storia né storie da raccontare, se non quelle della notte appena trascorsa. “All the crazy shit I did tonight, those will be the best memories”: ah beh, che figata allora! Il futuro … ? Anzi: “futuro = ?”. E se non è un punto interrogativo è uno spazio vuoto, privo di qualsiasi progetto… bianco tipografico. Questa struttura così attentamente malcurata, ornata di ghingheri effimeri, spesso volgari, quasi pacchiana nel suo mostrarsi, è l’idea nichilista che ho di alcuni giovani … imbevuta di noia, tinta di bianco o meglio, trasparente, persa nel fumo e ubriaca d’eccesso. Tuttavia, vorrei gridarlo al megafono, la soluzione c’è: possiamo e anzi dobbiamo reagire, iniziando ad assumere un atteggiamento critico verso l’offerta sociale e perché no anche industriale che ci si propone quotidianamente, a lavoro come in famiglia, nelle scuole come negli ambienti di scambio sociale. Dobbiamo essere critici anche quando andiamo al supermercato, al cinema, in palestra, quando viaggiamo. Perché criticare significa anzitutto distinguere (questo è il suo significato etimologico): saper scegliere è la chiave della libertà! Troppo spesso osservo un bisogno di accettazione che si traduce sostanzialmente in omologazione: stessi locali, stessi ambienti, stesse mode e stili, quindi stessi consumi, nei negozi come nei ristoranti. Come si fa a scegliere se prima non si conosce? Come posso dire di conoscere il miglior calzolaio di Milano se prima non ne ho provati almeno una decina? Come quando uno dice: “Il mio libro preferito è X” e poi ti confessa di aver letto solo quello. “Ho voglia di pizza” – dice un’amica – “Ma stasera è giovedì, ci spariamo il sushi con gli altri da Gigi” – ribatte il suo ragazzo … ma no! No e no! Perché reprimere una voglia genuina e spontanea per cedere al “Must” del sushi il giovedì sera con le persone di sempre, nel locale di sempre e magari col menù di sempre? Conoscere, sperimentare, ricercare, non accontentarsi delle risposte altrui, magari pentirsi ma comunque sempre e soltanto provare: da qui bisogna partire. Io ci provo, lo dico e lofaccio con la massima umiltà, e godo nel vedere che tanti, tantissimi altri non si accontentano, ma vogliono di più, sempre di più, dagli altri e prima ancora da se stessi. Voglio Robespierre, che mi porti profumo di rivolta …

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