Quando rottamare NON va bene

Dal concerto di Francesco De Gregori … “Spero di essere invecchiato meglio di come è invecchiato questo Paese”.

Così, diplomatico come un politico, il Principe De Gregori sentenzia la decadenza che ci inghiotte. Lui? Lui è invecchiato alla grande, anzi, forse le rughe hanno aggiunto un non-so-che di fascino e allure alla persona che è, come pure all’artista. Mentre aspetto che inizi a cantare, mentre tutti cercano il posto migliore per godere al meglio dello spettacolo (perché il vero artista è anche da guardare, non solo da ascoltare) penso al tempo che passa: curioso notare come il tempo porti vantaggio estetico a chi bello mai è stato (oggettivamente parlando) e come invece non abbia pietà di chi in gioventù ha fatto della bellezza una bandiera. C’è qualcosa di ironico e anzi grottesco in questo. Il tempo è ladro, ma anzi scippatore: deve essere così che si avverte il passaggio dalla maturità alla vecchiaia, come uno scippo in centro mentre stai cercando le chiavi della macchina. Io questo non posso saperlo con certezza ovviamente, lo immagino soltanto: sono sempre stato convinto che l’immaginazione costituisca una della forme più potenti di conoscenza. Non pensate che ci sia qualcosa di inversamente proporzionale fra l’uomo e la donna, nel tempo che passa? L’una ceda bellezza, l’altro guadagna fascino. Ingiustizia per lei, consolazione per lui. Ma “Col tempo”- si sa -“tutto scompare…”, come cantava Ferré (Léo, il Genio, non lo stilista … !). È il 28 novembre 2012, sono all’Alcatraz, il palco che custodisce quel che resta della buona musica (live, ça va sans dire). Il Principe si è esibito, ha interpretato magistralmente il suo repertorio, ha emozionato e coinvolto il suo pubblico. Ha ripercorso i suoi capolavori, proposto le sue novità, ma soprattutto ha condiviso, con la generosità che solo l’età porta (detto ciò, mi guardo bene dal fare critica musicale, sia chiaro!). Pensiamo mai a quanto il tempo arricchisca di verve, estro, brio, di sapore, di tempra, di poesia, la vita e l’opera di un artista? Siamo così sicuri, in un passaggio storico come quello attuale – dove lo slogan ufficiale è “ROTTAMARE”, a prescindere da chi, da cosa – che vada tutto scartato solo perché “datato”? Solo perché anagraficamente segnato? Io non ci sto, lo dico con estrema schiettezza: la credibilità non è data dal rinnovarsi delle generazioni, ma dei contenuti! Guai a togliere da un edificio, QUALSIASI esso sia, QUALSIASI cultura-potere-sapere esso rappresenti, i pilastri che lo sorreggono. Come le guglie del Duomo hanno il loro senso perché alte nel cielo e sorrette dalla forza massiccia dei marmi che le innalzano, così una cupola, fosse anche la più sbalorditiva, senza i pilastri che la sostengono, diventa una banalissima calotta a base circolare. Viva Il Principe e tutte le altre Cupole!

Quando rottamare non va Bene