Vox – La Voce

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2)

Non vado spesso a messa, a meno che non si tratti di andare ad ascoltare qualcuno che non predichi le solite nenie melense e retoriche. Questa volta invece ho assistito ad una perfomance quasi toccante. L’omelia di questa domenica inizia con la citazione che ho riportato: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente…”.

Pensare che sia la Bibbia a dirlo mi fa riflettere su quanto quel testo sia (CERTE VOLTE) incredibilmente attuale. In un mondo che vive di mode, quindi dove tutto sembra immerso nel divenire eterno e continuo che nulla salva e nulla conserva, siamo però contemporaneamente cementificati dentro cattedrali di omologazioni e conformismi severissimi, dove chi prova a scappare viene subito segnalato con la scritta “wanted” e a chi protesta vengono offerte solo due possibilità: scappare e omologarsi ai wanted fuggitivi o scappare e fondare una nuova moda conformista che ospiti altri “protestanti” ignari del conformismo che li aspetta. Ma chiariamo: chi è il conformista? Definisco conformista colui che “ignorando o sacrificando la propria libera espressione soggettiva, si adegua e si adatta, nel comportamento complessivo, alla forma espressa dalla maggioranza o dal gruppo di cui è parte”, cit. “Non conformatevi a questo mondo” direbbe quindi Dio, cioè non conformatevi moralmente e spiritualmente agli usi e costumi di questo mondo.

Tutte queste citazioni che ora richiamo sotto la sottana del conformismo sembrano mettere l’accento sull’intelligenza della mente umana, sulla sede della ragione. Ora, lasciando perdere l’intervento divino che non serve scomodare a mio avviso, credo che quell’accento vada segnato e sottolineato ad ogni voce. Chiunque potrebbe infatti dire: “Io non credo, non leggo la Bibbia e non la condivido”. Gli risponderei: “Ma nemmeno io!”. Tuttavia ritengo sia considerazione universalmente condivisibile quella per cui troppo spesso ci dimentichiamo che noi per primi siamo una voce, noi in primis possiamo mettere accenti dove vogliamo e dove pensiamo ce ne sia più bisogno. Invece troppo spesso pesiamo, ponderiamo gli accenti altrui, commentiamo quelli degli altri, li interpretiamo con i codici che preferiamo, ma raramente li confrontiamo con i nostri, con la nostra voce!

Pro-Vox nasce proprio da questo bisogno, quello di stimolare la voce altrui: che noia sarebbe ascoltare sempre e soltanto la propria? Non è dei grandi prestare attenzione solo alla propria letteratura, è proprio semmai degli egocentrici megalomani che già affollano le vetrine dell’informazione e della comunicazione, qui e là, sul web come nei libri, nei giornali ecc. 

Siamo tutte voci, alcune più profonde, altre meno, talune ammalianti, “suasoriae” e persuasive come le arringhe di un sofista, altre povere e scontate eppure talvolta condivise. Ma siamo voci, uniche ed irripetibili. E quando sento di aver da dire qualcosa, devo farlo, perché penso che se non lo faccio io nessuno potrà farlo per me, al mio posto.

Vale per me, come per te che hai avuto la voglia e la curiosità di leggermi finora, ascoltando la mia voce.

Vox